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JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli, di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Il nostro young entrepreneur del mese è Andrea Colombo, founding partner di U- Start, una piattaforma che permette ad investitori privati di investire in aziende ad alto contenuto tecnologico.

Andrea Colombo – Founding Partner di U-Start

Da dove nasce l’idea di U-Start?

L’idea nasce nel 2012 da una conversazione con un amico che, ai tempi, stava iniziando ad investire nel Digitale e da un altro socio. Insieme abbiamo pensato di costruire una piattaforma che consentisse ad investitori privati e family office di avere accesso ad operazioni di investimento nel digitale. Ai tempi, ma ancora oggi, questi soggetti sono poco serviti dal mercato, in quanto sono pochissimi gli operatori che riescono ad avere accesso a un certo tipo di operazioni di investimento internazionali in co-investimento.

Cosa ti ha spinto a proseguire il tuo progetto?

Dare vita ad un progetto imprenditoriale implica, innanzitutto, una profonda comprensione del contesto in cui si vuole operare, soprattutto nei primi tempi di messa a punto dell’idea di business. Questa fase si sostanzia in un percorso abbastanza lungo e complicato: le risposte dal mercato non sono immediate e occorre molto tempo per sviluppare le soft skill necessarie a valorizzare la tua proposizione. Le prime validazioni del mercato iniziano ad arrivare quando la tua proposizione di valore diventa chiara e solida ed è quello il momento in cui inizi a capire qual è la tua direzione. A quel punto devi essere in grado di capitalizzare gli sforzi fatti.

Quali sono i principali problemi che hai dovuto affrontare?

Sicuramente l’inesperienza: mi è mancata la figura di un vero e proprio mentore che avesse fatto un percorso simile al mio in passato e con esperienza nel settore. Questo mi ha certamente permesso di imparare dai miei errori più velocemente e in maniera più efficace, ma una guida più esperta di me sarebbe sicuramente stata di grande aiuto nei momenti di incertezza.

La seconda difficoltà ha a che fare con la forte presenza di asimmetria informativa nel Venture Capital che molto spesso porta l’interlocutore o a non essere interessato all’argomento, perché non ha le competenze per capire nel dettaglio questa tipologia di asset class, oppure a non cogliere l’opportunità di guardare questo settore anche da un punto di vista diverso dal mero investimento.

Non viene, infatti, percepita la funzione di education che sta dietro il progetto di investimento. Non è affatto scontato che un interlocutore si interessi alla direzione che stanno prendendo i processi di innovazione incrementale, molto spesso perché non ne percepisce la prossimità e l’impatto. Ciò determina da parte dell’investitore una non percezione del valore aggiunto del mondo del Venture Capital che, invece, esiste sia dal punto di vista di ritorno sugli investimenti che dal punto di vista della comprensione e anticipazione delle dinamiche di innovazione.

In cosa consistono precisamente i vostri servizi?

Siamo una boutique di consulenza e di segnalazione di opportunità d’investimento. Grazie al nostro continuo lavoro sul network, riusciamo ad entrare in contatto con numerose aziende in tutto il mondo che il nostro team analizza con un metodo di lavoro consolidato dall’esperienza e dall’apertura internazionale e valorizzato dal loro talento. Selezioniamo, poi, le realtà che riteniamo avere la proposizione di valore più forte e le segnaliamo come opportunità d’investimento ai soci del nostro Investor Club che, discrezionalmente, decidono se investire.

Quali sono i principali Paesi in cui operate?

Sicuramente gli Stati Uniti sono il mercato per eccellenza del Venture Capital, in particolare la Silicon Valley e New York. Essendo il mercato più grande ed interessante, è anche quello più difficile in cui operare perché c’è molta competizione e liquidità. Siamo molto attivi anche nell’Europa Centrale, soprattutto in Germania, Inghilterra, Francia e Spagna, ed infine Israele. L’ultimo investimento che abbiamo fatto è stato invece in Italia, nello specifico Freeda, una media company digitale.

Quali sono stati i più grandi traguardi raggiunti? Cosa vorreste raggiungere in futuro?

Per quanto riguarda i traguardi raggiunti, abbiamo costruito un’azienda con un livello di specializzazione molto profondo: ci occupiamo di una sola cosa, ma lo facciamo nel miglior modo possibile.

Abbiamo, inoltre, costruito un team di eccellenze non solo nelle loro competenze, ma soprattutto nella loro disponibilità, passione e apertura all’apprendimento. Questa cultura aziendale ci spinge continuamente a fare sempre meglio, non per competere con l’altro ma per valorizzarlo al massimo.

Il nostro obiettivo nel lungo termine è costruire un’azienda che abbia un impatto estremamente positivo sulla formazione delle persone che vi lavorano e contribuire, attraverso investimenti in Venture Capital, al progresso dell’economia. Vogliamo dare ai soci del nostro Club la possibilità di investire in aziende con team straordinariamente motivati e preparati, in grado di cambiare i paradigmi all’interno dei settori in cui operano. Crediamo veramente, tramite il nostro lavoro, di poter avere un impatto positivo in questo ecosistema. Un obiettivo meno ambizioso, ma altrettanto importante, è quello di costruire una piattaforma leader in Europa per la sua capacità di selezione delle opportunità di investimento. Con “leader” non intendo che vogliamo essere i primi in termini di dimensioni (anche se chiaramente la dimensione ha un valore), ma per la qualità dei servizi offerti. La nostra più grande ambizione è quella di diventare l’operatore di riferimento per chiunque voglia fare un investimento in Venture Capital in Italia in primis e in seguito, magari, in Europa.

Il tuo obiettivo di lungo termine è molto importante: muovere l’intero ecosistema economico, raggiungendo il massimo livello di efficienza allocativa delle risorse. Cosa pensi della situazione attuale in Italia e come potrebbe evolversi sulla base di questi presupposti?

A mio avviso, ad oggi nessuno in Italia ha ancora colto il potenziale impatto positivo che le aziende innovative e le startup potrebbero avere sulla crescita dell’economia del nostro Paese. Il fatto che il Governo non si preoccupi di questo ambito è una grave perdita: le competenze che si generano in queste aziende generano occupazione che, a sua volta, genera altre competenze attraverso la trasmissione del sapere, creando un circolo molto virtuoso. Il mondo dell’innovazione è una delle pochissime, se non l’unica, opportunità di mobilità sociale che il nostro Paese ha a disposizione in questo particolare momento storico perché valorizza le persone competenti e motivate attraverso il criterio del merito.

Hai studiato giurisprudenza in Bocconi. Come la formazione, i servizi e la rete di conoscenze che la nostra università permette di creare ti hanno aiutato nel tuo progetto?

Ho sempre apprezzato le “intelligenze” dell’Università Bocconi, sia a livello di docenti che di studenti, che popolano l’orbita dell’università. Questo network di persone è intellettualmente stimolante, consente un continuo confronto e permette di conseguenza un costante miglioramento di se stessi.

L’Università Bocconi eccelle anche come placement, grazie a un brand sempre più di riferimento in Italia e nel mondo.

Una possibile critica, e parlo principalmente del corso di giurisprudenza, è quella sorta di imprinting che l’università ti dà, per cui chi fa giurisprudenza deve necessariamente seguire una carriera legale; credo che questo non stimoli la cultura e la curiosità sulle sfide personali e professionali che il mondo di oggi presenta. Ritengo che un’università debba offrire una visione sul mondo più ampia, piuttosto che limitarsi a indirizzare e indottrinare. Il fine ultimo di ogni università dovrebbe essere quello di dare la possibilità agli studenti di capire ed accrescere i propri interessi, indirizzandoli sul tipo di carriera più idonea da intraprendere. La Bocconi rientra sicuramente tra gli atenei più “aperti” dal punto di vista del percorso di studi in giurisprudenza, che comprende infatti diversi esami di economia, ma il mio discorso prescinde da questo poiché mi riferisco proprio ad una forma mentis che viene data e che, in generale, ha a che fare con il sistema educativo italiano.

Essendo JEME una Junior Enterprise formata da studenti universitari che supporta imprese, organizzazioni e startup nella crescita del loro business, in che modo, secondo te, questa realtà prepara i ragazzi al mondo del lavoro?

Credo che JEME possa essere molto d’aiuto ai ragazzi per l’ingresso nel mondo lavorativo, soprattutto perché ritengo che il nostro sistema scolastico sia, ad oggi, un sistema di sola istruzione e non di educazione. Sono cresciuto con una serie di nozioni che mi sono state impartite dai miei vari insegnanti e che ho appreso attraverso lo studio. Un approccio simile è limitante.

Un sistema educativo sarebbe invece basato sulla valorizzazione del talento dentro ciascuno di noi e sull’esperienza. Le Junior Enterprise hanno un approccio simile: ti permettono di capire cosa ti piace e di apprendere delle competenze diverse rispetto a quelle che emergerebbero in sede d’esame a seguito dell’applicazione di mere nozioni teoriche. Mi ritengo, quindi, un grande sostenitore delle Junior Enterprise e di questa tipologia di attività, perché tutto ciò che ha a che fare con l’esperienza genera un’educazione positiva e, di conseguenza, fornisce una marcia in più alle persone che hanno la sensibilità e l’intelligenza di capire e cogliere questo genere di opportunità.

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