ganiza

JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli, di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Il nostro young entrepreneur del mese è Francesco Marino, la mente dietro “Ganiza”, un’applicazione per gestire eventi e serate tra amici.

Francesco Marino

Perchè Ganiza? Cosa c’è dietro? Come ti è venuta quest’idea? Magari hai qualche aneddoto a riguardo?

Come tante startup, l’app è nata da un problema: gruppi di amici che non riuscivano a decidere velocemente cosa fare la sera, tra chat su Whatsapp e telefonate, si perdevano delle ore. Ad un evento dell’associazione YoutHub, io e Valentino Romano (CTO di Ganiza) ci siamo conosciuti e, fra un business model canvas e un altro, abbiamo vinto la call di TIM #WCAP e trovato il terzo membro del team, Daniele Virgillito. Così è nata  Ganiza: il modo più semplice e veloce per vivere il tempo libero con i tuoi amici.

In che momento hai realizzato che Ganiza non era soltanto un’idea, ma un progetto attuabile? Quanto è stato difficile concretizzare il tutto?

Fare startup non è mai facile, ma è assolutamente stimolante. Un po’ come sulle montagne russe, ci sono momenti in cui tutto va bene e altri in cui ti chiedi “chi te l’ha fatto fare”: in assoluto, una grandissima esperienza. Sicuramente le difficoltà più importanti sono quelle di costruire un prodotto che sia “fit” sui bisogni del mercato, osservarli criticamente ed adattarsi con facilità. Spesso fare startup significa gestire budget piccoli e dover riflettere su ogni investimento da effettuare. Ganiza oggi è utilizzata in 15 Paesi e stiamo lavorando a un nuovo importante aggiornamento, che renderà l’organizzazione di un’uscita fra amici ancora più semplice. Dopo aver chiuso il nostro primo round d’investimento con Sistema Investimenti S.p.a., holding guidata da Antonio Zangara, stiamo cercando nuovi investitori e partner industriali che ci aiutino a fare un “nuovo passo” per la crescita dell’azienda. Abbiamo lanciato da pochissimo la prima versione di Ganiza web (http://app.ganiza.me) e localizzato la versione iOS in 6 lingue (italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, tedesco). Oggi stiamo lavorando alla nuova versione di Ganiza, la versione 3.0, quella che segnerà il passo di un prodotto più “maturo” e pronto ad un mercato oltre oceano.

Ti andrebbe di parlarci del business model di Ganiza? Come si sviluppa il suo rapporto con gli utenti? Che risultati si sono raggiunti, in termini di utilizzo del servizio?

Ganiza risolve il problema del “Cosa facciamo oggi?” con un’applicazione web e mobile che consente di scoprire eventi/attività intorno a sé, proporre idee, invitare amici e conoscenti e scegliere cosa fare in modo veloce ed intuitivo. L’applicazione permette ai gruppi di amici e conoscenti di evitare lo stress legato all’organizzazione del tempo libero, che spesso comporta lunghe conversazioni telefoniche o via messaggistica per prendere decisioni e appuntamenti con gli altri.

Con Ganiza è possibile, infatti, accedere ad un elenco di eventi vicini al luogo in cui ci si trova (serate, aperitivi, mostre etc.), creare delle proposte private alternative (film a casa, cena fra amici, festa), inviare una lista di idee al proprio gruppo di amici e fare votare loro la preferita. Gli amici possono essere invitati tramite Messenger, Whatsapp, email, sms o tramite link e non devono avere necessariamente Ganiza per votare le proposte che preferiscono, poiché possono anche votare attraverso la pagina web. Ganiza è disponibile gratuitamente per iOS, Android e Windows Phone e conta decine di migliaia di utenti fra Italia, UK, USA, Brasile e Messico.

Per quel che riguarda il modello di business permettiamo ai locali di raggiungere i gruppi di Ganiza, nel momento esatto in cui quest’ultimi stanno decidendo che cosa fare la sera. Creiamo un filo diretto con gruppi di giovani, conoscendone i loro interessi e i loro gusti. Permettiamo inoltre di raggiungere il “Ganizatore”, il social leader, l’organizzatore del gruppo, colui che normalmente all’interno di un gruppo propone alternative sul come trascorrere il tempo libero e fa conoscere nuovi eventi/locali. La figura del Ganizatore è estremamente interessante anche per il grande brand che può attivare campagne di micro-influencer marketing per far conoscere prodotti o servizi, premiando il nostro Ganizatore.

Di sicuro ha fatto notizia il pitch che tu hai presentato al numero uno della Apple, Tim Cook. Su quale aspetto hai deciso di incentrare la tua presentazione? C’è stato qualcosa che Tim Cook ha particolarmente apprezzato?

Indubbiamente il pitch più emozionante di tutta la mia vita, non capita tutti i giorni di fare un pitch a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio e il numero uno della Apple. Ho presentato Ganiza ed il suo essere pensata per essere “globale” e scalabile fin dal primo giorno. Ganiza è un’app che può essere utilizzata oggi in qualsiasi città del mondo. Gli eventi e i locali vengono mostrati tramite un algoritmo che li legge e li riorganizza, in base agli interessi degli utenti e quanti stanno usando Ganiza in quella città, permettendo una selezione più “naturale” dei soli eventi interessanti per l’utente e il suo gruppo di amici. Siamo un team siciliano e, come ci piace spesso dire, “abbiamo una visione globale e un ufficio vista mare”: “è possibile fare startup in Italia e in Sicilia. Qui abbiamo risorse di altissimo valore che ci permettono di essere competitivi in ambito internazionale. Puntiamo molto sul prodotto per avere una scalabilità globale pur restando nella nostra terra”, come dice il nostro CTO, Valentino Romano.

Tim Cook ha sicuramente apprezzato il design dell’app e la nostra visione che stava già ripagando con molti utenti, seppur con un irrisorio investimento in marketing.

Sappiamo che ti sei laureato in Economia Digitale ed imprenditoria all’università Ca’ Foscari di Venezia. Cosa pensi dell’approccio che l’università italiana ha di solito nei confronti del business e dell’imprenditoria?

Sì, ho un background economico e un master in Digital Entrepreneurship (MADE di H-farm), grazie al quale mi sono confrontato con i migliori professionisti del digitale italiano in un ambiente stimolante come quello dell’incubatore Veneto. Credo che negli ultimi 12 mesi ci sia stata una particolare attenzione all’Education Digitale (basti pensare anche agli investimenti della stessa H-farm e ai nuovi master). In molte università italiane, sia pubbliche che private, stanno nascendo corsi di formazione verticale (es. digital marketing) ed altri sicuramente interessanti di incontro fra competenze tecniche ed economiche.

Ganiza è ormai una realtà. Hai altri progetti a cui stai lavorando o hai deciso di focalizzarti esclusivamente sullo sviluppo di Ganiza?

Oggi sono focalizzato su Ganiza, indubbiamente vedo il mio futuro nell’imprenditoria digitale e ad oggi mi sto interessando di cryptocurrency e sport tech. Probabilmente lancerò qualche nuova iniziativa nel 2018.

Vorresti lasciarci la tua opinione relativamente a come credi che il mercato delle startup e, in generale, dell’imprenditoria giovanile si evolverà nel prossimo futuro? Quali sono gli scenari che si profilano in Italia e in Europa?

Credo sinceramente che siano il motore di una nuova economia. Negli ultimi 3 anni si è parlato sempre più di startup, probabilmente ci sarà meno hype mediatico su acceleratori/incubatori/startup sulla stampa o in televisione, ma si continuerà a fare impresa. Fare startup è veramente una grande sfida e si ha un tasso di mortalità d’impresa molto alta, bisogna creare link con aziende e partner commerciali. Troppo spesso si pensa al funding dimenticandosi i clienti. Immagino una nuova fase in cui ci sia un importante punto di contatto tra impresa tradizionale e startup e si realizzeranno sempre più programmi reali di Open Innovation di acquisizioni di tecnologia/competenze.

Ci hai raccontato di come tu già conoscessi la realtà di JEME. Quanto pensi che possano essere importanti, nel processo formativo di un professionista, realtà come questa, che fungono da “anello intermedio” e “punto di contatto” tra la realtà accademica e quella imprenditoriale? Data la loro vicinanza all’ambiente formativo, credi che tali realtà, giovani e dinamiche, possano contribuire, nel lungo termine, all’affermazione di un modello di business consapevole e sostenibile?

Assolutamente importanti. Gran parte della mia formazione è stata accompagnata da esperienze in associazioni no-profit, prima in AIESEC, l’associazione studentesca internazionale più grande al mondo e, successivamente, in Youth Hub, con la quale ho lavorato proprio all’anello di congiunzione fra il mondo dello studente e l’idea di business embrionale (pre-accelerazione di startup). Consiglio indubbiamente ad ogni studente di mettersi in gioco con un’esperienza in una realtà come JEME e in bocca al lupo a tutti i futuri imprenditori!

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