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JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli, di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Il nostro young entrepreneur del mese è Gianluca Treu, il quale ha lanciato una piattaforma di social media management e customer care denominata “Guard Social”.

Gianluca Treu

Come è nata l’idea di Guard Social e cosa ti ha spinto a realizzarla?

Guard Social è nata come spin-off della mia prima startup Qubu. Io e mio fratello avevamo creato volutamente Qubu e questa era formata da due prodotti: uno è tuttora il core business di Qubu, l’altro era un progetto che si è poi trasformato nell’odierna Guard Social. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare con il nostro progetto ad una gara lanciata dal gruppo Poste Italiane, in particolare da Poste Mobile, per il Social Customer Care, l’abbiamo vinta e da lì le due aziende si sono separate. Ovviamente, prima di creare questa nuova startup, ci siamo informati sul mercato del Social Media Management e abbiamo scoperto che poteva funzionare. Guard Social è quindi nata da una vera opportunità di business fornitaci da un cliente Enterprise.

In quanti eravate e in quanti siete ora a lavorare in Guard Social? Quali sono le principali mansioni all’interno della start up?

Inizialmente ero da solo, proprio perché sembrava essere un “progettino”, e sfruttavo solamente una risorsa tecnica di Qubu. Con il tempo abbiamo assunto altri dipendenti, ma molto cautamente perché nella fase iniziale di crescita di una startup le persone sono una fonte di costo che deve essere in grado di produrre. Oggi in Guard Social siamo in 16, l’80% delle persone è nella parte di sviluppo perché, essendo una software service, vogliamo che la nostra piattaforma sia al “top” e per esserlo abbiamo bisogno di un consolidato team tecnico. Il restante 20% dei dipendenti è nell’area commerciale e supporto clienti. Questa proporzione verrà a breve cambiata perché la piattaforma ora è stabile, abbiamo un buon numero di clienti con continui rinnovi e siamo in una fase di espansione dal punto di vista del commerciale e del marketing.

Chi sono stati i primi clienti e come li avete conquistati?

Il primo cliente è stato Poste Mobile, l’abbiamo conquistato attraverso la gara a cui abbiamo partecipato. Abbiamo poi raggiunto gli altri comunicando loro la Vision della nostra startup, puntando più sul team e su chi eravamo noi, piuttosto che sulla soluzione che offrivamo. Questo perché, lavorando su software enterprise molto complicati e con diverse interazioni, la competizione era elevata, soprattutto all’estero. La nostra Vision enfatizzava il fatto che eravamo giovani, italiani e molto precisi. I primi clienti, di fatto, sono stati conquistati dimostrando di avere un’idea ben chiara in testa e tanta voglia di raggiungerla. Abbiamo cercato i clienti giusti, ed essendo ciò fondamentale nella fase iniziale di una startup, ci ha permesso di andare nella direzione corretta senza perdere di vista l’obiettivo.

Quali sono stati i più grandi traguardi raggiunti?

La prima emozione è quella di portare a casa i clienti, soprattutto se sono contratti con aziende molto grosse. Tuttora ogni nuovo cliente e il suo feedback positivo è un traguardo. Un altro grande risultato è stato quello di creare un team che funziona e che è orientato al raggiungimento di un risultato comune. Abbiamo avuto diversi riconoscimenti: IBM ci ha riconosciuto come la migliore startup italiana e abbiamo vinto l’Unicredit Fintech.

Cosa vorreste raggiungere in futuro?

Ad oggi siamo ben posizionati e conosciuti in Italia in tutti i settori, ma stiamo lavorando per farci conoscere all’estero e per questo motivo il nostro team è fortemente internazionale e hanno tutti delle esperienze in altri paesi. Per il futuro vogliamo quindi ottenere la posizione che abbiamo in Italia anche all’estero.

Avete mai pensato di estendere il vostro servizio di gestione dei Social Network anche a Blogger?

È un’idea interessante, ma no. Penso che non sia tanto importante aggiungere nuove features, quanto trovare un market fit; infatti, se si aggiungono sempre nuove cose, il rischio è quello di defocalizzarsi. Ho deciso di restare focalizzato sui Social Media per essere il più forte in questo ambito e per, poi, integrarmi con chi è competitivo su altre attività.

Hai dei consigli per un giovane imprenditore che vuole lanciare la sua start up?

Consiglio di non cercare di fare una cosa gigantesca, ma di fare una cosa piccola e ben focalizzata per poi crescere. Il mio consiglio è quindi quello di essere il migliore in un mercato di nicchia, da cui si potrà crescere. Se all’inizio ci si allarga in tanti mercati il rischio è quello di essere mediocre in tutti, senza avere un vero vantaggio distintivo. L’obiettivo è quello di restare ben focalizzati. Altro consiglio è quello di non cercare il funding troppo presto, perché si rischia di fare errori troppo costosi, mentre l’avere poche risorse aiuta ad essere focus.

Essendo JEME una Junior Enterprise formata da studenti universitari che supporta imprese, organizzazioni e startup nella crescita del loro business, in che modo, secondo te, questa realtà prepara i ragazzi al mondo del lavoro?

Mi sembra che la vostra associazione avvicini i giovani al contesto aziendale e questo mi sembra ottimo; infatti, è utile affiancare alla parte teorica un qualcosa di pratico, come lo svolgimento di un case aziendale vero. Consiglio di fatto a ogni studente di entrare in contatto con le aziende il prima possibile e JEME mi sembra un buon modo per farlo.

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