infografica_scenari-probabilisticii-1

Scenari probabilistici: quando un’informazione fuorviante può diventare cruciale

Quando si tratta di scenari probabilisitici si intende un ritratto probabilistico dei rendimenti futuri di un’attività finanziaria, ossia di indici basati su modelli matematici che pesano il grado di rischio di un investimento, restituendo la probabilità che esso produca guadagni o perdite, indicando contestualmente l’importo associato.
Prevedere il futuro con esattezza e nel dettaglio è impossibile, ma è possibile calcolare la probabilità che si verifichi un determinato scenario.

Avere un’analisi del futuro può essere utile in svariate occasioni. Si consideri un semplice esempio: immaginiamo un’azienda di import/export, la quale deve pagare i suoi fornitori in dollari americani e rivendere a clienti europei. Un aumento del valore del dollaro potrebbe causare forti problemi, andando a ledere il margine di profitto dell’azienda stessa, costringendola ad adeguare listino di vendita e a ricalcolare i budget previsionali.
Per avere una visione più concreta si faccia riferimento al 2013, momento in cui è stato emesso il bond subordinato ISIN IT004966856 con scadenza decennale da parte di Banca Etruria. All’epoca gli scenari indicavano chiaramente che vi era il 62,73% di possibilità di perdere il 52% di quanto investito, il 36,03% di ottenere un risultato neutro rispetto a un investimento senza rischi e solo l’1,24% di produrre un guadagno soddisfacente, pari al 70% in 10 anni. E proprio così è andata: seguendo le normative europee sui salvataggi bancari, il primo a rimetterci è stato il Fondo di Risoluzione, appositamente creato e finanziato da Banca Intesa Sanpaolo, UBI Banca e Unicredit; a seguire azionisti, obbligazionisti subordinati del caso preso in esame e, infine, anche i correntisti con conti oltre i 100.000€. I 5000 obbligazionisti colpiti hanno perso i diritti patrimoniali sul bond acquistato facendo registrare una perdita complessiva di 250.000.000€

Ma, se gli scenari probabilistici indicavano così chiaramente un rischio così elevato, perché qualcuno avrebbe deciso di proseguire con l’investimento? La risposta risiede nel fatto che questi investitori non erano stati informati. Infatti, né a livello europeo né a livello nazionale, questi prospetti sono mai stati resi obbligatori.
Il 14 Giugno 2009 la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) pubblicò un documento a consultazione pubblica, volto a valutare se raccomandare–non obbligare–o meno l’inserimento degli scenari nei prospetti informativi. Tuttavia diversi motivi la spinsero a non adottare la raccomandazione.

Tra queste ragioni troviamo:

L’evoluzione del quadro giuridico europeo: il CESR (precursore dell’ESMA, l’autorità europea sui mercati finanziari) ha respinto a larga maggioranza l’introduzione degli scenari probabilistici in favore di quelli “what if” (che prevedono il calcolo dei cambiamenti al verificarsi di situazioni impreviste in modo da poterne ridurre al minimo i malefici);

La forte contrarietà degli operatori del mercato.

La Commissione si è quindi limitata a stabilire che gli uffici raccomandassero agli emittenti di bond l’inserimento di questi scenari, senza che però li richiedessero come condizione necessaria. Ciò fu la norma fino al 2011, quando Assonime (un’associazione per lo studio e la trattazione di problematiche relative all’economia Italiana) sottolineò la negligenza degli uffici Consob, secondo cui questi ne richiedevano l’inserimento nei prospetti informativi “come condizione per accelerarne l’approvazione. A questa situazione il presidente Consob Vegas rispose richiamando l’attenzione di tutti gli uffici Consob affinché venissero rispettate pienamente le decisioni della Commissione Europea. Si ricordi che con ciò non venne richiesta l’eliminazione degli scenari stessi dai prospetti, se volontariamente inseriti dall’emittente.

La disciplina europea cambiò notevolmente nel 2012, precisando che le condizioni definitive in cui si descrivono le caratteristiche dei titoli offerti al pubblico possono contenere unicamente le informazioni descritte nello stesso documento, il quale esclude gli scenari probabilistici e toglie dunque la possibilità ai legislatori nazionali di renderli obbligatori, motivo per cui Banca Etruria non dovette avvisare i propri investitori dei rischi a cui andavano incontro.

Se producono solo informazione, e dunque benefici, perché gli scenari probabilistici sono così osteggiati? Perché voler quantificare le probabilità di determinati eventi ricade nel campo dell’incertezza, e non del rischio. Nel caso delle probabilità connesse a eventi incerti, occorre infatti ipotizzare la distribuzione statistica della variabile in questione e la sua deviazione standard, che, nel migliore dei casi, l’analista può estrarre da dati storici, ma la storia–specie in ambito finanziario–non è detto che si ripeta allo stesso modo e per questo scrivere di una probabilità X e una probabilità Y di generare profitti o perdite può essere assolutamente fuorviante. Al contrario, gli scenari deterministici (what if) consentono all’investitore medio, finanziariamente poco colto, di farsi una visione meno fuorviante dell’impatto che determinate variabili possono avere sul risultato finale: per questo sono stati preferiti.

La diatriba sugli scenari probabilistici resta aperta e discussa fra chi li vede come strumento utile e chi li osteggia perché ritenuti non pertinenti con la realtà dei fatti. I primi sottolineano che grazie agli scenari probabilistici i meno esperti del settore possono percepire chiaramente l’entità del rischio che si sta per assumere; dall’altro lato si enfatizza che gli scenari probabilistici siano poco attendibili dato che si basano su un modello risk neutral, il quale non tiene conto del comportamento umano e delle variabili del mondo reale.
Ad oggi non possiamo essere sicuri circa la precisione di alcun modello di previsione e, al contrario, l’unica conclusione che si può trarre è che, in finanza, la certezza non esiste e nessun algoritmo/scenario/calcolo/modello potrà mai offrirla, lasciando ognuno libero di investire a proprio rischio.

Prodotti correlati

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca