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Chi meglio dei nostri alumni potrebbe descrivere la realtà di JEME Bocconi Studenti? Abbiamo perciò deciso di condividere alcune storie di alumni che sia durante il loro percorso in JEME sia durante la loro carriera hanno rappresentato esempi di eccellenza e successo, valori che la nostra organizzazione stimola a far crescere nei nostri associati.

Silvia Piva

Quale è stato il tuo percorso in JEME? Hai dei ricordi particolari legati all’associazione?

Sono entrata a far parte dell’associazione nel 2002, dopo aver conosciuto diverse persone che ne facevano parte e me ne avevano parlato: al tempo, il passaparola era uno dei più importanti canali per il recruiting.

Quando ero in università, JEME era forse l’unico modo che aveva uno studente per avere un assaggio concreto del mondo del lavoro, che andasse oltre le lezioni in Bocconi. C’erano chiaramente molte possiblità di stage ma era un tipo di esperienza completamente diversa, poiché in JEME si assumeva effettivamente una posizione di controllo e responsabilità.

Ho dei ricordi unici legati all’esperienza in JEME, a partire dalla crescita individuale e di gruppo che significò organizzare il JEx, alle infinite slide generate con Giancarlo e Sandro nel nostro surriscaldato ufficio / sgabuzzino per un’analisi di customer satisfaction, e finendo con gli incontri coi vari personaggi di più o meno illustre fama del mondo della consulenza, che ci contattavano per instaurare rapporti di collaborazione.

Da Milano a Londra, quale è stato il tuo percorso dopo l’università?

Finita l’università, ho viaggiato per qualche mese, cosa che consiglio vivamente ai neo laureati. Ho iniziato fortunatamente a lavorare appena rientrata in Italia e ho sperimentato diversi settori: avendo iniziato in consulenza sono passata dopo poco in finanza, prima in M&A e poi sui mercati, e con il lavoro è venuto il trasferimento da Milano a Londra.

Sebbene ex post il mio percorso di carriera sia sostanzialmente in linea con quello di molti altri, un ricordo preciso che ho è quello della mancanza di un piano alla fine degli studi. Avendo studiato tutta la vita mi era difficile programmare un futuro le cui coordinate principali mi erano fondamentalmente ignote, per cui, mentre alcuni colleghi erano incredibilmente preparati sulle scadenze e le procedure di selezione delle varie banche e società di consulenza, io mi sono data alla sperimentazione tramite esperienze lavorative più o meno brevi, che mi hanno permesso di identificare quelle coordinate che mi erano mancate alla fine dell’università.

Un altro ricordo molto chiaro e quello della City, e del floor della mia banca (RBS) in particolare, che si vuotano tra il 2008 e il 2010, e della ripresa successiva. L’immediatezza della contrazione ed espansione dei mercati sul mondo reale.

In che modo pensi che JEME ti abbia aiutato e preparato per il tuo percorso nel mondo del lavoro? Hai dei consigli per chi vuole entrare in associazione?

JEME è stato uno dei primi ambienti dove ho sperimentato una vera dinamica lavorativa di gruppo, molto diversa dai progetti di gruppo di ateneo. Un insieme di persone dalla preparazione molto simile che, tuttavia, apportavano ognuna qualcosa di diverso ad un progetto o anche semplicemente alla gestione dell’associazione. L’unico consiglio che ho è quello di dedicare ovviamente tempo all’associazione e al team, tenendo presente che il mondo del lavoro è comunque molto più complesso, e ognuno lo vivrà diversamente a seconda della propria preparazione e personalità, e delle peculiarità del settore specifico.

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