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Waynaut, viaggiare in modo intelligente

JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. 

Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli e di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Simone Lini è il nostro Young Entrepreneur del mese.

Simone è il fondatore di Waynaut, startup tecnologica che punta a fornire soluzioni di mobilità, unendo diversi mezzi di trasporto in modo che il consumatore possa decidere quale combinazione di comfort, velocità e  risparmio scegliere per i propri spostamenti. Il portale raggruppa una moltitudine di informazioni che altrimenti andrebbero ricercate in sedi separate, con connessa perdita di tempo.

Raccontaci  la tua idea di  business

L’idea risale al 2011, quando il carpooling era ancora agli inizi. Ho vinto una borsa studio per andare a studiare a San Francisco, alla scuola di imprenditorialità Mind The Bridge. L’idea iniziale viene “distrutta” perchè era simile, e quindi copiabile, alla realtà rappresentata da BlaBlaCar. Tornato in Italia, ridefinisco la mia idea rendendomi conto che, con la nascita di nuovi mezzi di trasporto, le persone hanno bisogno di programmare in anticipo gli spostamenti, considerando tutte le possibili opzioni. Non ancora laureato, era difficile trovare dei collaboratori con cui lavorare, data la poca credibilità di un 21enne. In quel periodo conosco però gli attuali due cofounder, Matteo e Fabian, ottime menti nel design. Mancava però la parte tecnologica. Nel frattempo vado in Australia con Rocket Internet per uno stage, dove incontro un ragazzo di Crema, Giorgio, laureatosi al Politecnico di Milano in Ingegneria Informatica: un genio. Giorgio mi aiuta con l’architettura informatica dell’ idea e torno in Italia per raccogliere i fondi. Senza prodotto è difficile raccogliere i soldi, senza soldi è difficile sviluppare il prodotto.

Cosa ti ha spinto a perseguire la tua idea?

Dopo decine di pitch e application a vuoto, mi scoraggio e accetto un lavoro in un fondo di investimento. Il mio capo, che voleva fare l’architetto, ma aveva scelto la finanza per la paga profumata, mi confessa che tornerebbe indietro subito per perseguire il sogno di diventare architetto. La sua affermazione mi colpisce molto e mi dimetto subito. Per fortuna, la settimana dopo il mio prototipo vince Working Capital, un concorso organizzato da Telecom Italia per trasformare idee in startup, con un budget di 25.000€. Questo mi ha permesso di avere i primi soldi e cominciare, guadagnando credibilità. In questo modo, con un team di 5 persone, a maggio 2013, Club Italia Investimenti 2 investe 50.000€ in quella che diventa Youmove.me S.r.l.

Cos’è successo dopo?

Il prodotto all’inizio funziona, ma il problema è che l’idea iniziale del sito, B2C, è molto capital intensive e i 50.000€ sono pochi, soprattutto per necessari elevati investimenti in Marketing e Design. Tuttavia la parte in cui siamo forti è la tecnologia. La nostra tecnologia permette a qualsiasi sito internet di unire i vari mezzi di trasporto in modo che i precedenti competitor, come Expedia, diventino gli attuali clienti del business. Nel 2015 abbiamo chiuso con altri  750.000€, che ci portano a circa 1.000.000 € di investimenti, con 15 dipendenti attuali.  Stiamo raccogliendo un altro round di funding da 5milioni per diventare 50 persone entro il 2016, per accelerare anche il fatturato.

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Quali difficoltà state incontrando?

Le agenzie di viaggi online sono molto avverse al rischio, dunque possono passare diversi mesi prima che rispondano alle nostre offerte di partnership. Tuttavia la piattaforma riscuote successo e stiamo lavorando con diverse agenzie molto grandi in termine di fatturato.

Cos’è più importante tra la raccolta fondi e la costruzione del team per una start-up?

In realtà questi due elementi sono strettamente correlati. Il CEO deve portare gli investimenti, ma dall’altro lato sbagliare le assunzioni chiave, come lo è quella del Vice President Tecnology per noi, è davvero pericoloso. Nell’ultimo anno abbiamo assunto tre risorse molto importanti, persone con tanta esperienza nel loro campo.

Qual è la tua soddisfazione più grande?

In realtà la più grande soddisfazione non risiede in un unico evento, ma nell’aver riunito in azienda un team di persone in gamba e motivate. All’inizio eravamo solo 5 ragazzi che lavoravano a distanza, ora siamo un team di 15 persone che lavorano a tempo indeterminato. E’ fondamentale questo cambiamento, soprattutto per l’organizzazione aziendale: le idee vengono portate avanti anche in autonomia dai miei collaboratori e questo mi da molte soddisfazioni.

Com’è l’ambiente lavorativo?

La startup è una maratona, non uno sprint. Non credo che lavorare senza sosta e senza dormire dia un valore aggiunto. Ovviamente ci sono i giorni in cui lavoriamo anche la notte, in caso di necessità, ma io preferisco avere nel mio team persone che lavorano per 8 ore, perché la qualità del lavoro è più elevata. Questo crea un ambiente di lavoro positivo, che porta l’azienda a superare con più facilità i momenti difficili, dato che il team è più motivato e fiducioso.

Come mai è cambiato il nome da Youmove.me a Waynaut?

Waynaut collega Way e Astronaut ed ha sancito il cambiamento da B2C a B2B del nostro prodotto. Prima il nome era più “funny”,  abbiamo voluto sigillare il passaggio in modo marcato.

Un consiglio per un potenziale nuovo imprenditore?

Il miglior modo per capire a fondo come partire, i punti di forza e l’attrattività di un determinato settore, è lavorando in quell’industria. Per questo consiglio, se si ha un’idea, di lavorare in un’azienda che opera nel settore per almeno due anni e non iniziare subito dopo l’università.  So che è un po’ in contraddizione con la mia esperienza, ma il “buttarmi subito” ha portato all’inizio ad un po’ di difficoltà. Però non tornerei mai indietro.

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