BCE: la fine di un'era

Il cambio della guardia tra Draghi e Lagarde


Con la giornata del 31 ottobre si è concluso il percorso durato 8 anni di Mario Draghi presso la Presidenza della Banca Centrale Europea.

Dopo aver modificato nel profondo la BCE, Mario Draghi lascia al suo successore Christine Lagarde un’eredità importantissima.



Il Financial Times, storicamente uno dei quotidiani più vicini al banchiere italiano, ha recentemente pubblicato un riassunto di quella che è stata la sua guida della Banca Centrale Europea. Ciò che più di tutto emerge da questi 8 anni di presidenza della BCE lo sviluppo di numerosi strumenti che permettano alla Banca Centrale un maggiore controllo della stabilità dei prezzi e conseguentemente la stabilità dell’intera Eurozona. Il più noto di questi strumenti è il Quantitative Easing, l’acquisto da parte delle Banche dei titoli di stato determinando una riduzione dello spread e una maggiore facilità da parte degli stati di accedere a finanziamenti.

Altro grande merito che viene riconosciuto a Draghi è stata la sua capacità di comunicare le proprie intenzioni con fermezza in momenti di estrema incertezza, permettendo più volte di scongiurare il peggio.


"Whatever it takes"

A prova di ciò non si può non menzionare il celeberrimo discorso del ‘whatever it takes’ del 2012 durante il quale comunicò ad un forum di investitori a Londra l’intenzione di fare ‘tutto il possibile’ per salvare l’Euro. Queste parole, pronunciate in un periodo di incertezza finanziaria hanno determinato un abbassamento generale degli spread che ad oggi non sono più tornati a toccare i livelli di quei giorni.


La vignetta apparsa sul Financial Times riguardo al discorso di Mario Draghi.

Le critiche

Sempre il Financial Times cita come Mario Draghi non sia riuscito nel raggiungimento del tasso-obiettivo di un’inflazione al 2%, rimanendo sempre al di sotto di esso. Sarà proprio questo uno degli obiettivi principali della Lagarde. Questo mancato raggiungimento del tasso-obiettivo smentisce però alcune delle principali critiche che sono state mosse durante l’intero mandato secondo le quali le misure della BCE avrebbero mandato l’inflazione fuori controllo.

Al termine di questa esperienza numerose sono le correnti che vorrebbero un futuro di Mario Draghi nella politica italiana, con qualcuno che azzarda il suo nome come ipotetico futuro Presidente della Repubblica. Alle numerose domande che gli sono giunte durante la conferenza di addio circa il suo futuro ha ironicamente risposto "chiedete a mia moglie".

Una figura dal tale peso istituzionale non farebbe di certo male all'Italia.


Il successore

A Draghi subentrerà la francese Christine Lagarde. Lagarde, classe 1956, rappresenta uno dei volti più noti all’interno del panorama economico internazionale. È infatti la prima donna ad essere stata scelta come Direttrice Operativa del Fondo Monetario Internazionale.

La sua carriera istituzionale è iniziata nel 2005, quando venne nominata come ministro delegato al commercio estero nel governo De Vellepin. Ha poi ricoperto i ruoli di ministro dell’agricoltura e ministero dell’economia. A lei sarà affidata la guida della BCE in questo delicato momento di transizione.


Il saluto avvenuto in occasione della cessione della presidenza.

I dubbi da risolvere

Le principali perplessità riguardo alla sua figura sono l’assenza di un passato come presidente di una banca centrale (Draghi lo era stato della Banca d’Italia) e il suo passato da figura politica. A partire però da quello che è stato il suo passato da direttrice del Fondo Monetario Internazionale gran parte degli osservatori prevedono che si appoggerà molto agli economisti della banca e ai banchieri centrali del consiglio esecutivo, quasi interamente di orientamento progressista. Questo permetterebbe un operato in continuità con le politiche economiche espansive messe in piedi da Draghi.

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