Il caso Grant Thornton

Rischi e responsabilità, i doveri di una buona consulenza


Recentemente la società di consulenza britannica Grant Thornton, la sesta per dimensioni negli UK, è stata multata per 650.000 sterline per aver commesso una serie di errori non trascurabili nello svolgimento del proprio lavoro di auditing per una società cliente, il cui nome non è stato reso pubblico dall’autorità britannica di competenza, il Financial Reporting Council (FRC). L’accusa mossa alla società di consulenza è di aver preso un campione troppo piccolo per poter valutare effettivamente il valore degli asset dell’azienda, oltre ad aver fatto un eccessivo affidamento sui pareri forniti dagli esperti nominati da quest’ultima, al posto di utilizzare i propri specialisti.

Non si tratta di un periodo facile per Grant Thornton, che negli ultimi mesi ha subito una serie di accuse, come la multa di 3 milioni di sterline di agosto 2018 per un'attività di auditing fornita a Nichols e all'Università di Salford.


La sede di Grant Thornton a Dublino

Quali sono le responsabilità di una società di consulenza?

La domanda potrebbe richiedere una risposta complessa, sono tanti gli ambienti dove si possono verificare ripercussioni dovute a scelte strategiche consigliate da consulenti come ad esempio marketing, prodotti, governance e perfino tutti quegli elementi che vanno a contraddistinguere la ‘brand identity’ e ‘philosophy’. Anche se queste scelte vengono attuate e rese possibili dai Board delle singole aziende, possiamo dire che le società di consulenza avrebbero una loro responsabilità nell’aver consigliato tali azioni.

Un altro campo, più tecnico e specifico, in cui potremmo trovare risvolti dovuti ad azioni di consulenza è quello relativo alla parte amministrativa della società cliente. In effetti, nonostante la consulenza si concentri più su aspetti strategici, potrebbe talvolta essere chiamata a consigliare il cliente in termini di bilancio e di generale gestione delle risorse. E’ proprio in questi delicati casi che si verificano la maggioranza dei casi di operazioni fraudolente, dove società di consulenza compiono sconsiderate azioni al fine di migliorare l’immagine e la solidità finanziaria dei propri clienti. Il caso Grant Thornton per l’appunto rappresenterebbe una dinamica simile, dove i bilanci di alcuni clienti sarebbero stati falsificati in collaborazione o con la negligenza dell'azienda di consulenza.

E’ chiaro che in questi termini le responsabilità di un’eventuale strategia di consulenza dovranno essere ben pesate e misurate dalle istituzioni di competenza, cercando di verificare se effettivamente la presenza di un consulente abbia influito sul corso degli eventi.



Che rischi si corre nell’attuare strategie che prevedono illeciti?

Fondamentalmente le sanzioni riservate alle società di consulenza che operano in settori di revisione bilanci, per esempio, possono essere determinate dalle singole legislazioni dei paesi in cui operano; le normative europee, statunitensi o cinesi, differiscono di molto per quanto riguarda questa tipologia di reati. Nel caso di Grant Thornton si è optato per una sanzione non particolarmente pesante, data la relativa incertezza della situazione.

Al fine di evitare situazioni simili è necessario che le società di consulenza valutino forti politiche interne di regolamentazione che vadano a prevenire possibili tentativi di attività fraudolente. In molti casi le società attuano dinamiche di rotazione dei team, così che non sempre le stesse persone dovranno trovarsi a trattare con gli stessi clienti, rischiando di creare rapporti non solo professionali ma anche personali, che potrebbero portare a risvolti negativi. Un’altra azione di screening che società di consulenza possono attuare, con il fine di non incorrere in progetti commissionati da clienti con intenzioni contro la legalità, consiste nell’analizzare lo storico delle aziende e dei propri rappresentanti, studiando dunque resoconti finanziari e operatività.

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