WeWork

La startup del coworking travolta dai debiti


Wework, la startup costruita attorno alla concessione in affitto di ambienti di lavoro, è passata interamente sotto il controllo di Softbank.


WeWork possiede varie sedi in tutto il mondo, spazi di co-working strutturati per essere smart e user-friendly.


WeWork

Nata nel 2010 dalla visione dei due fondatori Adam Neuman e Miguel Mckelvey, ha vissuto uno sviluppo repentino. WeWork permette ai propri iscritti di affittare un desk mobile (uno spazio variabile) o uno fisso all’interno della zona comune; internet è gratuito, ci sono nicchie insonorizzate per telefonare e pagando si possono usare le stampanti, le sale riunioni, ricevere la posta e servirsi della caffetteria e delle cucine. L’affitto è mensile ma c’è anche la formula di abbonamento WeMembership: con 45 dollari al mese (40 euro) si può anche entrare in contatto con gli altri iscritti attraverso una app e si ha l’accesso a qualsiasi sede fisica, pagando il servizio di ingresso 50 dollari al giorno.

Il grosso successo riscosso fin da subito ha portato la startup a raggiungere più di 520 mila utenti dislocati in 111 città appartenenti a 29 paesi differenti.


Il problema

La solidità finanziaria di WeWork sta deteriorando velocemente, in quanto l’azienda non riesce a produrre abbastanza liquidità per sostenere i propri debiti. Infatti, il colosso americano ha riportato pesanti perdite per anni senza mai produrre un profitto ($3 miliardi di perdite in 3 anni). Questo ha portato l’azienda al fallimento della propria IPO, che ha causato un repentino calo della business valuation da $47 miliardi (penultimo funding round) a $8 miliardi (ultimo funding round).


L’offerta

Softbank ha messo in atto un piano di salvataggio che prevede un nuovo finanziamento da 5 miliardi, l'offerta di rilevare fino a 3 miliardi di dollari di azioni dagli attuali azionisti e l'impegno ad accelerare un prestito da 1,5 miliardi in modo da fornire a WeWork "liquidità significativa per accelerare il cammino della società verso la redditività e flussi di cassa positivi". Tale operazione porta Softbank a un controllo dell’80% del capitale.


Le prospettive future

La linea dettata da Softbank prevede l’uscita del fondatore ed ex CEO Adam Neuman dalla società, con il conseguente abbandono del ruolo di presidente. Neuman, reo secondo molti addetti ai lavori di una gestione societaria troppo scriteriata e priva di una struttura solida e sicura, otterrà comunque una liquidazione di 1,7 miliardi di dollari.

Le condizioni dettate da Softbank prevedono anche un esubero di oltre 4.000 dipendenti dei 14.000 attuali. La maggior parte dei layoffs saranno dipendenti a basso reddito, come i 1000 addetti alle pulizie che saranno licenziati per subappaltare la pulizia degli uffici ad aziende terze.

L’ultima tranche di finanziamenti da parte di SoftBank rappresenta una scelta forzata. Infatti, la banca giapponese aveva già fornito diversi miliardi al gigante americano del co-working, e l’unico modo per non registrare una perdita massiccia è acquisire il controllo della società americana, esponendosi ancora di più ad un possibile default dell’azienda e seguendo la logica del “go big or go home”.

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